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Nonostante si viva in un periodo nel quale quotidianamente siamo a contatto con la morte virtuale (omicidi, guerre, catastrofi naturali, attentati), questa continua a farci paura e quando accade di viverla siamo sempre inermi e impreparati anche quando sappiamo, magari, che per la nostra persona cara non c’è più niente da fare.

Così, inconsapevolmente, passiamo tutta la vita a esorcizzarla con particolari rituali, con il divertimento, con i numerosi e impellenti impegni o semplicemente vivendo l’hic et nunc ovvero il qui e ora.

Per gestire ed elaborare un lutto in famiglia è necessario condividere in modo chiaro, sincero e libero il proprio dolore con gli altri componenti della famiglia. Infatti sentirsi supportati da persone che affrontano le stesse emozioni negative offre oltre all’essere più compresi, anche l’opportunità di vedere l’ambiente familiare come ancora efficiente e funzionale, nonostante le difficoltà che la perdita subita comporta.

Ciascuno di noi reagisce in maniera differente a un lutto, per questo sarebbe bene lasciarsi andare alle emozioni e accettare la propria esperienza nella sua singolarità senza dover trovare un comportamento che debba soddisfare le aspettative degli altri. In generale, per gestire un lutto occorre innanzitutto accettare la perdita superandone la negazione. Il tempo, sicuramente aiuta, ma la sua durata dipende da fattori soggettivi. Il passaggio successivo è l’adattamento ad un contesto nel quale il proprio caro non è più presente attraverso il superamento del vuoto lasciato dal defunto e l’accettazione di nuovi ruoli e responsabilità oltre attraverso un percorso psicologico personale. Infine è importante trovare il giusto equilibrio tra il mantenimento del ricordo della persona cara e il ricominciare a vivere nuove esperienze. Abbracciare e manifestare le proprie emozioni, non trascurare la propria salute fisica, evitare rifugio in alcol o droghe, dedicarsi alle attività preferite senza perderne l’interesse, prepararsi ad affrontare festività, compleanni e avvenimenti importanti (quelli del primo anno sono i più duri), chiedere aiuto a familiari e amici, rivolgersi ad uno specialista o a un gruppo di sostegno, sono tutti comportamenti che possono aiutare.

Il lutto improvviso, dovuto a un incidente o ad atti di criminalità, può provocare un senso di perdita più forte (almeno nell’immediato) rispetto a un lutto prevedibile, dovuto per esempio a una malattia terminale. Il dolore in questo caso può essere più forte e durare più a lungo. Oltre ad attuare i comportamenti descritti precedentemente, in questo caso è ancora più importante non aver paura di esprimere le proprie emozioni. 

Uno stato di depressione è del tutto comprensibile nella fase di elaborazione del lutto, ma se questo persiste e getta la persona in una condizione di angoscia perenne da cui è incapace ad uscire, allora è bene che questa si affidi ad uno specialista che possa accompagnarla nel difficile percorso dell’accettazione e del superamento della perdita.

Le fasi inconsce del lutto, secondo la psicologia, sono cinque. La prima è la negazione o rifiuto della perdita ed è il naturale meccanismo di difesa. Poi con la realizzazione della perdita subentra la rabbia. Questa, a seconda del rapporto con il defunto o alle circostanze che ne hanno determinato la scomparsa, può essere rivolta verso se stessi, alle persone vicine, a chi ha determinato la perdita (si pensi alle morti violente) o, in alcuni casi, anche verso la stessa persona defunta. Successivamente si fa largo il raziocinio che permette di reagire cercando risposte o trovando soluzioni per spiegare o analizzare l’accaduto. La fase successiva è quella depressiva ovvero quando ci si arrende alla situazione sia razionalmente sia emotivamente. Se si supera questo momento che solitamente è il più lungo e che arriva quando si riprende faticosamente la vita di tutti i giorni e le persone vicine si sono allontanate, allora si può arrivare all’accettazione trovando pace e riconciliandosi con la realtà. La durata del periodo di elaborazione del lutto è estremamente personale, non c’è una regola, anche se la media è di un anno.

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